18 Novembre 2010
Milano - L’imminente vertice della NATO, il 19 e il 20 novembre a Lisbona, si valuta già come storico, non tanto per il concetto strategico o per il rielaborato sistema di difesa antimissile, quanto per i futuri rapporti fra la Russia e l’Occidente. Servizio a cura di Ivana Subasic.
Il vertice di Lisbona al quale sarà presente anche il presidente russo Dimitri Medvedev, è stato valutato dai funzionari della NATO come un’occasione per aprire una nuova pagina nei rapporti tra l’Occidente e la Russia e per liberarsi dal “fantasma del passato”. Fra la Russia e l’Occidente esistono però sempre delle divergenze nella sfera della sicurezza europea ed internazionale. Nonostante questo, regna la convinzione che sia il momento giusto per definire gli interessi comuni. La NATO e la Russia hanno bisogno di una dell’altra più che mai, anche se i membri europei nella NATO riconoscono in misura più grande la necessità di sviluppare i buoni rapporti con la Russia invece che con l’America, rileva l’analista politico e militare Aleksandar Radic, nell’intervista rilasciata alla nostra radio. Secondo lui, i membri europei della NATO sono particolarmente interessati alle opportunità soprattutto nella collaborazione economica con la Russia. Si tratta di una cosa che ha profonde radici economico-politiche. Per questo motivo la NATO tenterà di trovare il modello di collaborazione che soddisferebbe ambedue le parti – sia l’Alleanza, per quanto riguarda lo sviluppo dei rapporti con la Russia, sia il desiderio di Mosca di tutelare la propria sovranità e l’accesso ai territori che per tradizione fanno parte della sua sfera di influsso, evidenzia Radic.
Il nuovo concetto strategico della NATO, almeno a quanto affermano i suoi ideatori, è stato spinto dalle minacce militari e da altre moderne, come il terrorismo o la cibercriminalità, e dovrebbe contribuire all’efficacia e alla prontezza dell’Alleanza di affrontare queste sfide. Eppure, gli Stati Uniti e i partner europei hanno i punti di vista diversi per quanto riguarda le future attività della NATO. Washington raccomanda le attività fuori dai confini di quest’alleanza militare, ma i governi europei non desiderano che la NATO si trasformi in un poliziotto globale. Sarà molto difficile raggiungere un compromesso al riguardo, dice Aleksandar Radic. Lui ricorda che finora si è dimostrato diverse volte che, nonostante una forte alleanza, non c’è modo per ricevere attraverso le istituzioni NATO, il sostegno per le operazioni nelle quali viene riconosciuto esclusivamente l’interesse americano. A tal riguardo, c’è d’aspettarsi che gli americani anche in futuro, come finora, continueranno ad invitare il cerchio più stretto di alleati fedeli a partecipare alle operazioni per le quali la maggior parte dei membri non sarà interessata, evitando così di nuovo i dibattiti nell’ambito delle istituzioni NATO. Dall’altra parte, i paesi leaders dell’Unione europea saranno obbligati sempre più spesso a formare le forze speciali europee che andranno nelle missioni internazionali. In questo senso, il concetto della NATO che si sta elaborando creerà l’immagine che il compromesso sia stato raggiunto, ma nella prassi esso non esisterà, ha fatto sapere Radic.
Una delle questioni più complicate al vertice, secondo gli analisti, è la rielaborazione del piano sul sistema antimissile. Aleksandar Radic però, dice che questo problema non ha più la serietà di uno o due anni fa, quando gli americani avevano insistito sul dislocamento degli elementi di questo sistema sul territorio della Ceca e della Polonia. È evidente, rileva lui, che al riguardo è stato raggiunto il compromesso, perché adesso si possono sentire in genere gli inviti ad applicare i mezzi che esistono già nell’armamento. Allargando il concetto di difesa antimissile sui sistemi che si trovano sia sul mare sia nelle basi terrestri, è stata aperta la possibilità che a tempo debito si discuta anche sulla possibilità di ripristinare lo scambio dei dati con la Russia, la quale possiede i sistemi radar di ampia portata. Questo contribuirebbe in linea finale anche alla riappacificazione, cioè alla conformazione delle posizioni di Washington e Mosca intorno alla controversa questione di difesa antimissile, sottolinea Radic.
Anche i rapporti della Serbia, di cui parlamento ha accolto la risoluzione sulla neutralità militare del paese verso la NATO, hanno preso la linea di ascesa. La Serbia è un membro del programma Partnership per la pace e sta lavorando sulla formazione della missione presso la NATO. Rispetto a una decina di anni fa, la Serbia e la NATO non sono più nemici ma partner che desiderano trovare i migliori modelli di collaborazione. Questo è stato confermato, fra l’altro, anche durante l’incontro della delegazione permanente della Serbia e dei funzionari dell’Alleanza nell’ambito dell’Assemblea parlamentare della NATO verso la metà di novembre a Varsavia. Eppure, i piccoli paesi neutrali, come la Serbia non sono immuni agli avvenimenti sulla scena globale, per questo motivo si pone la domanda sulla necessità del loro posizionamento. Data la complessità dei rapporti nei Balcani, i potenziali problemi di sicurezza e le scarse risorse di difesa, la Serbia deve reagire presto a ogni cambiamento nel rapporto tra le grandi potenze, soprattutto nel concetto dei nuovi rapporti strategici nella NATO, fa sapere Radic. Secondo lui, per la Serbia è molto importante seguire tutti gli avvenimenti su questo piano, riconoscere il proprio interesse, e trovare il modo per inserirsi in questa futura struttura nel modo che le porterà dei vantaggi con un minimo di spese.
ORIANO MATTEI
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